Lo Spirito si compone di perfezione morale (Jen) ed imitazione del Cielo (Fa Tian) e si vivifica e nutre attraverso la perfetta osservanza dei riti (Li).
Per il Confucianesimo, la tensione morale (= lo sforzo di adeguare i suoi comportamenti ai riti prestabiliti) è quella che rende l‘uomo “unico essere intelligente fra Cielo e Terra”.
mercoledì 30 marzo 2016
martedì 16 febbraio 2016
Una goccia
„Quello
che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano. Ma se non ci fosse
quella goccia all'oceano mancherebbe.“
„Le
piccole cose della vita di ogni giorno sono le vere gocce d'amore che
mantengono accesa la tua vita di fede con una fiamma molto viva.“
Madre
Teresa di Calcutta
Un pensiero, una parola, un gesto, anche quotidiano rivolto per la pace, se fatto da ciascuno, pur essendo una goccia, prima diventa un ruscello, poi un fiume ed infine un'oceano... La pace nel mondo dipende da noi, che possiamo fare, pensare ed agire.
giovedì 21 gennaio 2016
Miserere (Allegri)
Salmo 51
| Pietà
di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Le mie colpe io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di Te, contro Te solo ho mancato, quello che è male ai Tuoi occhi io l'ho fatto; perciò sei giusto quando parli, retto nei Tuoi giudizi. Ecco, io sono generato nella colpa, concepito dagli ardori di mia madre. Ma Tu vuoi la sincerità del cuore, e nella mia notte, mi fai conoscere la sapienza. Purificami con issòpo e sarò mondato; lavami e sarò bianco ancor più della neve. Fammi sentire letizia e gioia, esulteranno le ossa che hai spezzato. Distogli il Tuo sguardo da ogni mio peccato, cancella tutte le mie colpe. Crea in me un cuore puro, o Dio, rinnova in me uno spirito saldo. Non respingermi dalla Tua presenza e non privarmi del Tuo santo Spirito. Rendimi la gioia di essere salvato, e lo spirito generoso mi sostenga. Insegnerò le Tue vie agli erranti, i peccatori a Te torneranno. Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza, e la mia lingua esalterà la Tua giustizia. Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclami la Tua lode; poiché il sacrificio Tu non gradisci, e, se io offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzerai. Nel Tuo amore fai grazia a Sion, le mura rialza di Gerusalemme. I sacrifici prescritti allora gradirai, l'olocausto e l'intera oblazione: allora immoleranno vittime sul Tuo altare. |
Miserère
mei, Deus, secùndum magnam misericòrdiam tuam. Et secùndum multitùdinem miseratiònum tuàrum, dele iniquitàtem meam. Àmplius lava me ab iniquitàte mea, et a peccàto meo munda me. Quòniam iniquitàtem meam ego cognòsco, et peccàtum meum contra me est semper. Tibi, tibi soli peccàvi, et malum coram te feci, ut justificèris in sermònibus tuis, et vincas cum judicàris. Ecce enim in iniquitàtibus concèptus sum, et in peccàtis concèpit me mater mea. Ecce enim veritàtem dilexìsti: incèrta et occùlta sapièntiae tuae manifestàsti mihi. Aspèrges me, Dòmine, hyssòpo, et mundàbor; lavàbis me, et super nivem dealbàbor. Audìtui meo dabis gàudium et laetìtiam, et exsultàbunt ossa humiliàta. Avèrte fàciem tuam a peccàtis meis, et omnes iniquitàtes meas dele. Cor mundum crea in me, Deus, et spìritum rectum ìnnova in viscèribus meis. Ne proìcias me a fàcie tua, et Spìritum sanctum tuum ne àuferas a me. Redde mihi laetìtiam salutàris tui, et spìritu principàli confìrma me. Docèbo inìquos vias tuas, et ìmpii ad te convertèntur. Lìbera me de sanguìnibus, Deus, Deus salùtis meae: et exsultàbit lìngua mea justìtiam tuam. Dòmine, làbia mea apèries, et os meum annuntiàbit làudem tuam. Quòniam, si voluìsses sacrifìcium, dedìssem ùtique: holocàustis, si òffero, non delectàberis. Sacrifìcium Deo spìritus contribulàtus: cor contrìtum et humiliàtum, Deus, non despìcies. Benìgne fac, Dòmine, in bona voluntàte tua Sion, ut aedificèntur muri Jerùsalem. Tunc acceptàbis sacrifìcium justìtiae, oblatiònes et holocàusta; tunc impònent super altàre tuum vìtulos. |
Veni Creator Spiritus
|
Veni,
creátor Spíritus, mentes tuórum vísita, imple supérna grátia, quæ tu creásti péctora. Qui díceris Paráclitus, Donum Dei, altíssimi fons vivus, ignis, cáritas, et spiritális únctio. Tu septifórmis múnere, dígitus patérnæ déxteræ, tu rite promíssum Patris, sermóne ditans gúttura. Accénde lumen sensibus, infúnde amórem córdibus, infírma nostri córporis virtúte firmans pérpeti. Hostem repéllas lóngius pacémque dones prótinus; ductóre sic te prǽvio vitémus omne nóxium. Per Te sciámus da Patrem noscámus atque Fílium, teque utriúsque Spíritum credámus omni témpore. Deo Patri sit glória, et Fílio, qui a mórtuis surréxit, ac Paráclito, in sæculórum sǽcula. Amen. |
Vieni,
o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato. O dolce consolatore, dono del Padre altissimo, acqua viva, fuoco, amore, santo crisma dell'anima. Dito della mano di Dio, promesso dal Salvatore, irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola. Sii luce all'intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. Difendici dal nemico, reca in dono la pace, la tua guida invincibile ci preservi dal male. Luce d'eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Sia gloria a Dio Padre, al Figlio, che è risorto dai morti e allo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen. |
giovedì 19 novembre 2015
God rest ye merry, gentlemen
|
God rest ye merry, gentlemen,
Let nothing you dismay
Remember Christ our Saviour
Was born on Christmas Day
To save us all from Satan's power
When we were gone astray.
O tidings of comfort and joy,
Comfort and joy
O tidings of comfort and joy!
"Fear not," then said the
angel
"Let nothing you affright
This day is born a saviour
Of a pure virgin bright
To free all those who trust in him
From Satan's pow'r and might"
O tidings of comfort and joy,
Comfort and joy
O tidings of comfort and joy!
The shepherds at those tidings
Rejoiced much in mind,
And left their flocks a-feeding
In tempest, storm and wind
And went to Bethlehem straightaway
This blessed babe to find
O tidings of comfort and joy,
Comfort and joy
O tidings of comfort and joy!
But when to Bethlehem they came
Whereat this infant lay
They found him in a manger
Where oxen feed on hay
His mother Mary kneeling
Unto the Lord did pray
O tidings of comfort and joy,
Comfort and joy
O tidings of comfort and joy!
Now to the Lord sing praises
All you within this place
And with true love and brotherhood
Each other now embrace
This holy tide of Christmas
All others doth deface
O tidings of comfort and joy,
Comfort and joy
O tidings of comfort and joy! |
Dio ti conceda un riposo sereno, gentiluomo E non permetta a nulla di farti sgomento Ricorda che Cristo il nostro Salvatore Nacque il giorno di Natale Per salvare noi tutti dal potere di Satana Quando avevamo smarrito la retta via Oh, novella di conforto e gioia Conforto e gioia Oh, novella di conforto e gioia "Non abbiate timore" disse l'angelo "Non lasciate che nulla vi spaventi Quest'oggi è nato il Salvatore Dal seno di una vergine pura A liberare tutti coloro che credono in Lui Dal potere e dalla forza di Satana" Oh, novella di conforto e gioia Conforto e gioia Oh, novella di conforto e gioia I pastori a questi racconti Gioirono molto nei loro cuori E trascurarono di pascolare le loro greggi Nella tempesta, nel temporale e nel vento E si diressero a Betlemme A trovare questo bambino benedetto Oh, novella di conforto e gioia Conforto e gioia Oh, novella di conforto e gioia Ma quando giunsero a Betlemme Dove giaceva l'infante Loro lo trovarono in una mangiatoia Dal quale mangiavano il fieno i buoi Sua madre Maria inginocchiata Verso il Signore pregava Oh, novella di conforto e gioia Conforto e gioia Oh, novella di conforto e gioia Ora il Signore inneggiate Tutti voi in questo luogo E con vero amore e senso di fratellanza Abbracciamoci l'un l'altro Questo santo periodo del Natale Mette a tacere tutti gli altri Oh, novella di conforto e gioia Conforto e gioia Oh, novella di conforto e gioia |
Ubicazione:
Cambridge, Cambridge, Regno Unito
lunedì 26 ottobre 2015
La forza dei simboli - Il Pastorale
Il pastorale (o
vincastro) è una sorta di bastone, dall'estremità ricurva e spesso
riccamente decorata, usato dal vescovo nei pontificali e nelle
cerimonie più solenni.
È in uso presso
varie chiese cristiane a ordinamento episcopale, tra cui la Chiesa
cattolica, l'ortodossa, l'anglicana e la luterana.
A imitazione di
quello usato dai pastori veri, il bastone simboleggia chiaramente e
visibilmente la funzione di cura della fede e della morale che
l'ufficio episcopale ha sopra la porzione di popolo cristiano a lui
affidata, e rimanda direttamente al Vangelo secondo Giovanni nel
quale Cristo si autodefinisce "Buon Pastore".
Secondo
Sant'Ambrogio, il bastone pastorale deve essere al fondo appuntito
per spronare i pigri, nel mezzo diritto per condurre i deboli, in
alto ricurvo per radunare gli smarriti.
Nell'antichità il
pastorale venne usato dai Faraoni (Hekat) per simboleggiare il potere
della sovranità. Era considerato sacro e ad uso esclusivo del
Faraone o di alti ufficiali.
Il pastorale dei
vescovi della Chiesa Cattolica deriverebbe propriamente dal
vincastro, un bastone costituito da un ramo di salice da vimini
(salix viminalis) utilizzato principalmente dal pastore per guidare
il gregge, ma anche per allontanare dalle pecore animali come cani
randagi o lupi (il salice da vimini è detto anche vinco, da cui
vincastro per l'aggiunta del suffisso peggiorativo -astro e in senso
esteso vincastro è sinonimo di bastone). Questo bastone è lungo
all'incirca come la persona che lo possiede, viene impugnato circa a
due terzi della sua altezza in modo da essere comodo per sostenere
parte del peso durante il cammino e reca sulla sommità superiore una
sorta di ricciolo ricurvo tipicamente utilizzato per portare alcuni
piccoli sacchi per il viaggio. Talvolta può essere di legno di
olivo, ma è meno utilizzato a causa del maggior peso e minore
praticità d'uso.
lunedì 19 ottobre 2015
L'importanza dei riti
Da “Il Piccolo
Principe” di Antoine de Saint-Exupéry
In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono così triste..."
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire «addomesticare»?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire «addomesticare»?"
"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire «addomesticare»?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire «creare dei legami»..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
"Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembro' perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea:
"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangero'".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.
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