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martedì 26 maggio 2020

Dio è invisibile e irraggiungibile dall'intelletto

Dio è invisibile e irraggiungibile dall'intelletto. Non può essere percepito, visto o conosciuto attraverso la sensata esperienza essendo oltre lo spazio e il tempo. Qualunque descrizione sarebbe impossibile, visto che non è associabile a nulla che è creato, essendo Lui il creatore. Dunque per noi Dio è l'opera di Dio stesso. La Trinità è un modo parziale per descrivere ciò che non è possibile descrivere dalla mente umana. Dio è sia padre che madre, genitore e genitrice per amore e con amore. È il figlio che si incarna e che si manifesta. Icona del Dio invisibile. Manifesta la divinità ma anche la debolezza dell'essere umano. Si sacrifica per rinnovare l'opera generatrice e per donare la salvezza proseguendo nell'amore. È lo spirito santo. Entità vacua, indefinita, eterea ma onnipresente e onnisciente. È la manifestazione dell'opera di Dio. Dunque Dio non si vede e non si conosce, ma si è parte della sua opera e dalla sua opera traiamo la sapienza del divino. Sapienza indescrivibile, personale e intima che va oltre il qui e  ora. Non è ne spazio e ne tempo. È. 

lunedì 1 aprile 2019

Novella


novèlla s. f. [lat. pop. *novella, neutro pl. sostantivato dell’agg. novellus «novello»; il sign. 3 dal lat. tardo Novellae, agg. femm. pl. (sottint. Constitutiones)]. – 1. a. ant. Novità, fatto nuovo o insolito, in quanto sia comunicato o si venga a sapere; soprattutto in frasi di meraviglia: ora questa che n. è, che tu così tosto torni a casa stamane? (Boccaccio); come, costui dice la terra muoversi? che n. son queste? (G. Bruno). b. letter. Notizia, data o ricevuta, intorno a fatti recenti o riguardo a persone e cose per cui si ha qualche interesse: chiedere, o recare, portare novella di qualcuno; spesso al plur.: che novelle, quali n. avete o mi date di ...?; come a messagger che porta ulivo Tragge la gente per udir novelle (Dante). Specificato da un agg., al sing. o al plur.: portare buone o cattive n., liete o tristi n.; I fratelli hanno ucciso i fratelli: Questa orrenda n. vi do (Manzoni); per antonomasia, la buona n., il Vangelo, annuncio del regno di Dio (il gr. εὐαγγέλιον significa appunto «buona novella»).

Esegeta ed esegesi

Tratto da "Vocabolario online Treccani"


eṡegèta (anche eṡegète) s. m. e f. [dal gr. ἐξηγητής; v. esegesi] (pl. m. -i). – Chi si occupa in modo diretto di esegesi, interprete di testi spec. giuridici o sacri; per estens., interprete di cose d’arte, critico: un esegete delle moderne musiche (D’Annunzio). Nell’antica Grecia erano così chiamati gli interpreti del diritto divino, e più tardi alcuni impiegati municipali incaricati di fare da guida ai forestieri o con altre mansioni.

eṡegèṡi (alla greca eṡègeṡi) s. f. [dal gr. ἐξήγησις, der. di ἐξηγέομαι «guidare, spiegare, interpretare»]. – Propriam., l’esposizione dichiarativa di un testo, in cui si compendia e si conclude l’attività critica dell’interprete; il termine è particolarm. usato per indicare l’interpretazione della Bibbia (v. anche ermeneutica) e, nella storia del diritto, per indicare l’attività dei glossatori (e. giuridica); con riferimento a opere letterarie, lo studio e l’interpretazione critica di un testo: e. dantesca.